OneDrive e SharePoint standalone in pensione: cosa cambia per chi usa Microsoft 365 in azienda

I OneDrive SharePoint piani standalone stanno andando verso la pensione. Microsoft ha annunciato il ritiro progressivo dei piani separati OneDrive for Business Plan 1 e Plan 2 e SharePoint Online Plan 1 e Plan 2, spingendo sempre di più le aziende verso pacchetti Microsoft 365 completi, come Business, E3 o E5. Tradotto in modo semplice: chi oggi usa il cloud Microsoft “a pezzi” deve iniziare a controllare licenze, rinnovi e costi, perché nei prossimi anni qualcosa cambierà davvero.

La notizia non riguarda chi usa già Microsoft 365 Business Basic, Business Standard, Business Premium, E3 o E5 in modo classico. Riguarda soprattutto aziende, studi professionali e PMI che nel tempo hanno acquistato solo OneDrive o solo SharePoint Online come servizio separato, magari perché serviva solo spazio cloud, condivisione file o un archivio documentale senza tutto il pacchetto Microsoft 365.



Cosa ha annunciato Microsoft

Microsoft ha comunicato ai partner il ritiro dei piani standalone di SharePoint Online e OneDrive for Business, nello specifico i piani 1 e 2 di entrambi i prodotti. Le motivazioni indicate sono domanda ridotta, utilizzi non standard o non previsti e costi operativi più alti per mantenere questi piani separati. Microsoft scrive anche che le suite Microsoft 365 restano il modo principale con cui i clienti dovrebbero accedere alle funzionalità di SharePoint e OneDrive.

Le date principali sono queste:

  • fine vendita da giugno 2026, con stop ai nuovi clienti o nuovi tenant dopo il 31 maggio 2026;
  • fine rinnovi da gennaio 2027, quindi i contratti esistenti proseguono fino alla loro naturale scadenza;
  • fine servizio a dicembre 2029, quando i piani standalone dovranno essere sostituiti da suite Microsoft 365, pacchetti di capacità o opzioni storage pay-as-you-go.

TechRadar riporta la stessa linea: i quattro piani interessati sono SharePoint Online Plan 1, SharePoint Online Plan 2, OneDrive for Business Plan 1 e OneDrive for Business Plan 2. La testata sottolinea anche un punto molto concreto: eliminando alcuni piani più economici, per certe aziende il cloud storage Microsoft potrebbe diventare più costoso.

Perché questa scelta è importante per le aziende

Per molte PMI il cloud è cresciuto negli anni un po’ “a strati”.

Prima una casella Exchange Online.
Poi un OneDrive per condividere file.
Poi SharePoint per una cartella aziendale.
Poi Teams.
Poi magari qualche licenza Microsoft 365 Business Basic.
Poi qualche utente con Office desktop.

Risultato: licenze diverse, acquistate in momenti diversi, con costi difficili da leggere e spesso senza una vera strategia.

Il ritiro dei piani standalone spinge nella direzione opposta: meno servizi singoli e più pacchetti completi. Questo può avere senso dal punto di vista della gestione, perché Microsoft 365 integra identità, posta, Teams, OneDrive, SharePoint, sicurezza e applicazioni. Ma dal punto di vista dei costi bisogna fare attenzione, perché non sempre passare da un piano singolo a una suite completa costa uguale.


Cosa cambia per chi ha già questi piani

Chi ha già attive licenze standalone non dovrebbe perdere tutto dall’oggi al domani. Microsoft ha previsto una transizione lunga, fino al 2029. Questo però non significa che si possa ignorare il problema.

Il punto critico sono i rinnovi.

Da gennaio 2027 non saranno più disponibili nuovi rinnovi per questi piani standalone. I contratti già attivi continueranno fino alla scadenza, ma prima o poi sarà necessario scegliere una strada alternativa.

In pratica, l’azienda deve iniziare a chiedersi:

  • quali utenti usano davvero OneDrive;
  • quali siti SharePoint sono attivi;
  • quanto spazio viene occupato;
  • quali licenze sono standalone;
  • quali utenti hanno già Microsoft 365 Business, E3 o E5;
  • quali archivi sono ancora utili e quali invece sono diventati una discarica digitale con il logo Microsoft sopra.

Perché sì, SharePoint spesso nasce come archivio ordinato e dopo tre anni diventa “Nuova cartella”, “Nuova cartella 2”, “Vecchio”, “Da sistemare”, “Da sistemare davvero”, “Ultima versione definitiva finale bis”. Il cloud non fa miracoli: se dentro ci metti caos, lui sincronizza caos.


Quali aziende devono preoccuparsi di più

Il tema riguarda soprattutto le aziende che usano Microsoft 365 in modo parziale.

Esempi tipici:

Un’azienda ha solo OneDrive for Business per alcuni utenti che devono salvare file in cloud.

Uno studio professionale usa SharePoint Online come archivio documentale, ma ha la posta presso un altro provider.

Una PMI ha acquistato piani diversi negli anni e ora si trova con un mix di Exchange Online, OneDrive standalone, SharePoint standalone e qualche licenza Business.

Un’organizzazione usa molto spazio cloud ma pochi servizi Microsoft 365, quindi finora ha trovato comodo comprare solo ciò che serviva.

In tutti questi casi bisogna fare un controllo licenze, non aspettare la scadenza.

Verso quali piani si potrà migrare

Microsoft indica come destinazione naturale le suite Microsoft 365 Business oppure i piani enterprise E3 ed E5, dove OneDrive e SharePoint sono inclusi come parte dell’ecosistema Microsoft 365.

Per molte PMI, le opzioni più probabili saranno:

Microsoft 365 Business Basic
Adatto a chi lavora soprattutto via web, con posta Exchange, Teams, OneDrive e SharePoint, ma senza le app Office desktop complete.

Microsoft 365 Business Standard
Più adatto a chi vuole anche Word, Excel, Outlook e PowerPoint installati sul PC o sul Mac.

Microsoft 365 Business Premium
Pensato per chi vuole aggiungere anche più sicurezza, gestione dispositivi e funzioni avanzate.

Microsoft 365 E3 o E5
Soluzioni enterprise, più costose e più complete, adatte ad aziende strutturate o con esigenze avanzate di sicurezza, compliance e gestione.

Microsoft, nella pagina commerciale dei piani business, mostra OneDrive e SharePoint come servizi inclusi nelle offerte Microsoft 365, con 1 TB di spazio cloud per utente nei piani indicati.


Il punto non è solo “quanto costa”

L’errore più comune sarà guardare solo il prezzo della singola licenza.

Il ragionamento corretto è diverso: bisogna capire quanto costa oggi l’insieme delle licenze, quanto spazio viene usato, quanti utenti lavorano davvero sui file, quali funzioni sono necessarie e quali no.

Passare a una suite Microsoft 365 può aumentare il costo per alcuni utenti, ma può anche semplificare la gestione se oggi l’azienda paga più servizi separati. Il problema nasce quando si fa la migrazione “a sentimento”, cioè scegliendo il piano più simile senza controllare utilizzo reale, archivi, permessi e sicurezza.

In particolare bisogna verificare:

permessi sui siti SharePoint;
utenti esterni invitati;
cartelle condivise;
sincronizzazioni OneDrive sui PC;
spazio occupato;
file duplicati;
archivi vecchi;
policy di conservazione;
backup dei dati Microsoft 365.

Perché OneDrive e SharePoint non sono automaticamente un backup. Sono piattaforme cloud con versioning, cestino e protezioni, ma il backup aziendale è un’altra cosa. E quando qualcuno cancella una cartella importante pensando “tanto è nel cloud”, di solito il cloud non risponde con una carezza.


Cosa fare adesso

La prima cosa da fare è controllare nel pannello Microsoft 365 quali licenze sono attive.

Bisogna verificare se ci sono ancora piani:

  • OneDrive for Business Plan 1;
  • OneDrive for Business Plan 2;
  • SharePoint Online Plan 1;
  • SharePoint Online Plan 2.

Poi conviene preparare un piccolo inventario:

quanti utenti usano quei servizi;
quanti GB o TB sono occupati;
quali siti SharePoint sono realmente utilizzati;
quali cartelle sono sincronizzate sui PC;
quali reparti o clienti dipendono da quegli archivi;
quando scadono i contratti.

Solo dopo ha senso scegliere il piano Microsoft 365 più adatto.


Attenzione alle migrazioni fatte di fretta

La scadenza finale sembra lontana, perché dicembre 2029 non è domani. Ma il primo impatto concreto arriva molto prima: giugno 2026 per le nuove vendite e gennaio 2027 per i rinnovi.

Chi aspetta troppo rischia di arrivare alla scadenza con una situazione confusa: licenze da cambiare, utenti da riallineare, dati da spostare, costi da rivedere e magari condivisioni esterne da non rompere.

La migrazione da un piano standalone a una suite Microsoft 365 non è necessariamente complicata, ma va pianificata. Soprattutto se SharePoint è usato come archivio aziendale principale o se OneDrive è diventato il posto dove gli utenti salvano tutto, compresi documenti importanti, file condivisi e cartelle sincronizzate su più dispositivi.

Cosa significa per i costi

Il messaggio è abbastanza chiaro: Microsoft vuole portare sempre più clienti dentro pacchetti integrati Microsoft 365.

Per alcune aziende sarà una semplificazione. Per altre sarà un aumento di costo. Per altre ancora sarà l’occasione buona per mettere ordine in anni di licenze comprate “quando servivano” e mai più ricontrollate.

La cosa peggiore da fare è aspettare la fattura di rinnovo o la comunicazione del fornitore per accorgersi del problema.

La cosa migliore è fare ora un controllo licenze e decidere con calma:

tenere Microsoft 365 come piattaforma principale;
passare a Business Basic, Standard o Premium;
valutare E3 o E5 se servono funzioni avanzate;
ridurre dati inutili prima della migrazione;
archiviare ciò che non serve più;
valutare backup e retention separati.


Conclusione

Il ritiro dei piani standalone OneDrive e SharePoint non è una tragedia, ma è un segnale molto chiaro: Microsoft sta spingendo le aziende verso Microsoft 365 come piattaforma unica, non come insieme di pezzi separati.

Per le PMI questo significa una cosa semplice: bisogna controllare adesso cosa si sta pagando, cosa si sta usando davvero e quanto costerà continuare a usare il cloud Microsoft nei prossimi anni.

Chi ha già tutto dentro Microsoft 365 probabilmente noterà poco. Chi invece ha costruito il proprio cloud aziendale con licenze separate deve iniziare a pianificare.

Perché il cloud è comodo, certo. Ma quando cambiano le licenze, la nuvoletta diventa improvvisamente molto concreta. E spesso arriva anche la fattura.



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